Caso Fantozzi, la risposta di Corona

Il friulano (quello autentico) è nato in posti ripidi perciò ha molto equilibrio. Difficilmente si lascia andare a enfasi sonore o entusiasmi sboccati. Aspetta, studia, non si sbilancia. Pratica l’ attesa del cacciatore alla posta. Il friulano è come la torre di Pisa, si piega ma non crolla. È difficile abbattere i friulani. Ci hanno provato guerre, miserie, terremoti, alluvi…oni, frane, e inv…erni da castigo. Niente da fare, friulano non lo stendi. Fisicamente è vulnerabile come tutti, moralmente no. Moralmente il friulano è fatto di ghisa, e guarda al futuro con cautela. Sa che il futuro è un tempo nel quale dorme l’ ignoto. Per questo fa progetti a breve termine. Nasce ogni mattina. E ogni mattina riparte da zero. O meglio, da quello che resta. Gran lavoratore ma pure irriducibile gaudente, il friulano gusta la vita ogni minuto libero. Amante della buona compagnia e del buon bicchiere, instancabile conversatore d’ osteria, quando c’ è da por mano al lavoro si trasforma in caterpillar. E tace. Sul lavoro si rusca, niente ciacole. Il friulano ha senso dell’ amicizia. La generosità è il suo pane. Altruista fino al sacrifico, quando occorre è in prima linea. Affidabile e generoso, il friulano è un vero amico. Ma, ahimè, è pure orgoglioso. Il che non guasterebbe in misura giusta. Ma purtroppo il friulano non ha il senso della misura. Almeno nell’ orgoglio. Basta una frase per capire tutto: «E fasìn di bessói», dicono (facciamo da soli). Questo far da soli gli ha tirato addosso un sacco di stima da parte del mondo e pure una solida reputazione. E un sacco di fatiche inutili che poteva risparmiarsi. Ma il friulano non teme la fatica, anzi, più ne fa più si vanta. È un duro dal cuore buono. Nelle più tragiche disgrazie rimane di pietra. Trattiene il pianto come se piangere fosse uno sfogo da donnette. Ama la sua patria (la patrie dal Friûl) come nessuno. È convinto, e qui torna l’ orgoglio, che sia la più bella, nobile, forte, onesta e unica patria al mondo. Gran gente i friulani. Hanno una nobiltà di spirito altera, accompagnata da una fierezza quasi ingenua. Per questo il loro smisurato orgoglio non risulta antipatico bensì qualcosa da ammirare. Sottoposto a un voto, il friulano piglierebbe nove.
MAURO CORONA

Fantozzi, scoppia il caso

La protesta è dapprima montata sui social network, ieri se n’è parlato a “Sottosopra”, oggi nei Palazzi. E’ la reazione “naturale” a una frase inserita da Paolo Villaggio nel suo libro uscito per Mondadori (“Mi dichi. Prontuario comico della lingua italiana”, 2011). Il comico genovese, a pagina 42, scrive: “I friulani, che per motivi alcolici non sono mai riusciti ad esprimersi in italiano, parlano ancora una lingua fossile impressionante, hanno un alito come se al mattino avessero bevuto una tazza di m**** e l’abitudine di ruttare violentemente”. Ne ha anche per le altre minoranze linguistiche presenti sul territorio italiano.

La maggioranza dei telespettatori intervenuta ieri in diretta si è detta indispettita dai toni e dalle parole di Villaggio. Oggi, la presa di posizione ufficiale dal presidente della regione Friuli VG, Renzo Tondo, che dice: “Valuteremo se querelare”. Sulla stessa linea, il presidente della provincia di Udine, Pietro Fontanini: “Le frasi riportate da Villaggio non sono spiritose ed hanno lo stesso effetto di una barzelletta mal riuscita”. Il consigliere regionale del gruppo misto, Roberto Asquini, sollecitato da una telefonata in diretta propone: “Ci ha fatto pubblicità, potremmo inviargli una bottiglia del nostro vino, con un biglietto: “Puar biât”. L’indignazione continua a correre sulla rete.